Aug 08, 2020 Last Updated 1:37 PM, Aug 7, 2020

AKOUNAK TEDALAT TAHA TAZOUGHAI

Categoria: 52a MOSTRA 2016
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violatuareg

RAIN THE COLOR OF BLUEWITH A LITTLE RED IN IT (Niger 2015, 75’, colore)

la vita è cambiamento,

 cambia colore come il camaleonte tra gli alberi

Questo primo lungometraggio girato interamente in Tamajaq, la lingua parlata dai Tuareg, raffigura la vitalità della scena musicale contemporanea di Agadez ma in generale di tutto il Sahara occidentale, dove i “desert blues” costituiscono la colonna sonora di ogni evento, dai matrimoni ai funerali fino ai raduni politici. Seguiamo così Mdou Moctar, un popolare musicista autodidatta nigeriano, nelle sue avventure, nella conquista dell’amore per una ragazza del posto, nel difficile rapporto con il padre, un integralista che gli brucia la chitarra, nelle rivalità con gli altri musicisti fino alla vittoria nella gara musicale con una poesia che proprio il padre aveva scritto anni addietro in Libia. Una trama semplice e lineare arricchita dalle splendide canzoni intervallate da vento e polvere che costituiscono una seconda colonna sonora ma soprattutto dalle scelte cromatiche. Infatti il titolo è una perifrasi (“rosso con un po’ di blu dentro”) per indicare il colore viola, una parola che nella lingua Tamajaq non esiste.

viola

Proiezione ore 15 presso il Teatro Sperimentale di Pesaro, 5 luglio 2016

Ebbene da questo spunto si muovono le scene girate con un viraggio viola ma anche una estrema attenzione al sovrapporsi dei colori: dai paesaggi dove la terra rossa incontra il blu del cielo, al calcetto balilla con gli omini rossi e blu, alla moto viola, ai vestiti che hanno i protagonisti quando si incontrano (con questa curiosità Mdou è vestito con colori rosati visto che il rosa contenendo il rosso, simbolo di aggressività, è considerato un colore maschile, mentre l’azzurro colore della calma e della quiete è appannaggio delle donne) che si stagliano su sfondi di colore opposto: così quando Raicha va a casa di Mdou lei è vestita di azzurro e si staglia sulla parete della stanza rosata e viceversa Mdou è vestito con toni rosati sullo sfondo della porta verde. Ma questo non è solo una mera estetizzazione formale ma riveste un significato filosofico esistenziale: le diversità si possono mischiare fino a creare un qualcosa di nuovo in cui sono indistinguibili indipendentemente e ancor prima del nome per definirlo. E così, senza soluzione di continuità, troviamo abiti tradizionali coi turbanti accanto a maglie di calcio di squadre europee, un discorso sul mare con l’inquadrature del deserto con dune mosse dal vento che sembrano onde, Raicha nata e cresciuta ad Agadez che s’innamora di Mdou straniero di Azwak, strumenti musicali tradizionali e canzoni scambiate attraverso il trasferimento peer-to-peer dal cellulare (una necessità in una regione in cui radio e internet sono difficili da trovare).

Girato in soli dieci giorni nel marzo dello scorso anno dopo una campagna fondi di Kickstarter con un budget di circa 12.000 dollari, mostra una rappresentazione cinematografica insolita e speciale di Agadez, visto che i film di finzione sul Niger sono pochissimi.

CONCORSO PESARO NUOVO CINEMA

Christopher Kirkley

AKOUNAK TEDALAT TAHA TAZOUGHAI

[RAIN THE COLOR OF BLUEWITH A LITTLE RED IN IT]

Niger 2015, 75’, colore

Fotografia/cinematography: Jérôme Fino. Montaggio/editing: Sara El Rhazoui, Jérôme Fino, Christopher Kirkley. Musica/music: Mdou Moctar. Produzione/production Sahel Sounds, L’improbable, Tenere Films interpreti/cast: Mdou Moctar

Un remake post-coloniale ambientato nel Sahel del Purple Rain di Prince, oltre che il primo lungometraggio girato in lingua Tuareg, nella quale non esiste una parola per indicare il colore viola (da qui l’insolito titolo,  che significa “Pioggia blu con un po’ di rosso”). Akounak racconta la storia universale di un musicista (interpretato dal chitarrista Mdou Moctar) che lotta per superare le difficoltà e realizzare i propri sogni. Tra i riferimenti di Akounak anche il neorealismo italiano, i film del Poverty Row e le opere sperimentali di Jean Rouch.

Christopher Kirkley (Portland) è un archivista musicale, un artista, un curatore e, occasionalmente, un DJ. Ha creato il progetto Sahel Sounds, una piattaforma che vuole esplorare le arti e la musica dell’Africa occidentale attraverso un approccio etnografico non tradizionale. Akounak Tedalat Taha Tazoughai , scritto in collaborazione con giovani Tuareg e specificamente pensato per il pubblico Tuareg, è la sua opera prima finanziata attraverso Kickstarter.

 
 

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