Nov 17, 2019 Last Updated 1:40 PM, Oct 11, 2019

SARAH E SALEEM: LÀ DOVE IL PRIVATO È POLITICA

Categoria: NUOVE RECENSIONI
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bisan

TRAILER

Per tradire David,

avresti potuto scegliere fra 3 milioni di ebrei:

perchè un arabo? Sei così disperata?!?

Ronit a Sarah

Se vuoi essere a posto con la tua coscienza,

non comprare una via d'uscita:

di' la verità

Bisan a Sarah

 

A Gerusalemme, le barriere fisiche

anche quelle invisibili

condizionano la vita di tutti

Muayad Alayan, regista

Tra queste citazioni, ci sono le chiavi di lettura del film che racchiudono la polisemia della scritta in arabo sulla locandina (تقارير ) e che le traduzioni sia in inglese (“The Report”) che in francese (“L’affaire”) non riescono a rendere

Il tradimento, dunque, inteso innanzitutto come adulterio coniugale e qui sta il primo significato della radice “Q-R-R” cioè “relazione”. Sarah che gestisce il Cafè Luisa a Gerusalemme Ovest, tradisce il marito David -ufficiale dell’esercito israeliano in procinto di andare a gestire operazioni militari nel deserto del Negev- con Saleem -fattorino sempre alla ricerca di lavoretti per arrotondare lo stipendio ed evitare l’umiliazione di dipendere dai prestiti del cognato- che a sua volta tradisce la moglie Bisan, incinta di otto mesi la cui unica preoccupazione sembra essere quella di trovare una culla ad un prezzo che si possono permettere.

bar

Sarah e Saleem si appartano nel retro del furgone usato per le consegne provando (e trovando?) una valvola di sfogo alle pressioni dei loro diversi ambienti che sputano aspettative che li schiacciano (intensissima la scena della piscina in cui annaspa Sarah). Ma in una terra dove, come recita la locandina, “nulla è possibile”, quella che sembra essere una storia di sesso, diventa una questione di  Storia e geo-politica appena si esce dalla “confort-zone” della bolla segreta e ci si ritrova catapultati in e al pubblico.

trib

Così basta regalarsi un finzione di normalità (e queste sono le esatte parole di Saleem: “facciamo finta di essere una coppia normale: a Betlemme nessuno ci conosce”), andare in un bar di Betlemme e usare l'inglese, per dare il via a un complesso intreccio e continui flashback che permettono di ampliare il punto di vista spos(t)ando quello dei diversi protagonisti.

Palpabile è il nervosismo di Sarah che guarda un panorama mai visto, attraversa il Muro, barriera di separazione fisica e mentale e si ritrova a dover nascondere il ciondolo scritto in ebraico: il tradimento coniugale diventa il tradimento del proprio popolo e della propria terra e il film si trasforma in una denuncia politica in cui entrano prepotentemente faccendieri, avvocati, politici corrotti, forze di sicurezza, servizi segreti, famiglia, colleghi ed amici.  

E qui c’è un secondo significato della radice “Q-R-R” “delazione”. Saleem viene arrestato dall’autorità di sicurezza palestinese, accusato di spaccio, prostituzione e condotta immorale ma subito si mette in moto una macchina infernale attorno al terzo significato “confessione”. Interviene infatti Abu Ibrahim, titolare di una agenzia di sicurezza a Betlemme che dietro un imperioso “uktub” (“scrivi !”) crea dal nulla un falso documento in cui Saleem afferma di aver ingaggiato Sarah non come prostituta ma come spia…ed eccoci al quarto significato “rapporto di polizia”.  

Sarah e Saleem Là dove nulla è possibile Locandina

Sia Sarah che Saleem si spaventano e decidono di lasciarsi: le loro vite sembrano tornare su due strade parallele all’interno delle rispettive famiglie…ma David va a compiere un’operazione militare a Betlemme e Sara avvisa Saleem, dettaglio che avrà poi ripercussioni a catena. L’esercito israeliano durante un raid mette a soqquadro diversi uffici e sequestra moltissimo materiale, tra cui quello firmato da Saleem che cattura l’attenzione di Avi, un investigatore dell’esercito che a poco a poco collega Saleem a Sarah. Gli israeliani catturano e iniziano ad interrogare Saleem in un rimando alla scena iniziale questa volta con un’inquadratura allargata a ricomprendere Bisan (una strepitosa Maisa Abd Elhadi, già vista in “3000 nights” di Mai Masri e in “Tel Aviv on Fire” presentato alla scorsa mostra di Venezia e in uscita nelle sale italiane a maggio) che a sua volta si mette a ricomporre le tessere del puzzle.

E da qui, attraverso un uso sempre più accentuato della camera a mano, paradossalmente entriamo in un road movie, con Bisan che con velo e pancione pedina fratello ed avvocatessa, si muove dalla parte araba a quella ebraica, dall’arabo all’inglese (e per cogliere queste sottigliezze occorre gustarsi il film in versione originale!), sino ad arrivare sia a David che a Sarah. E quando capisce che Saleem si è fatto picchiare per evitare che la polizia arrivi a Sarah va oltre: vende i suoi orecchini, si informa su come divorziare, strappa i manifesti e gli striscioni che qualificano Saleem come un martire della resistenza ed in una scena di estrema tensione con un eccezionale sound design (spari, elicotteri, sirene della polizia e dell’ambulanza…) usa il suo hijab per tamponare le ferite di Sarah.

E così le due protagoniste femminili finiscono per incarnare il significato ultimo della radice “Q-R-R” cioè “autodeterminazione”, scegliendo di agire e reagire come le rispettive società di appartenenza non si aspettano. Autodeterminazione che per entrambe comporta il divorzio e il ritrovarsi insieme in tribunale dalla stessa parte, scambiandosi un accenno di sorriso nonostante siano (ancora) separate da una sedia vuota.

Quello che parte come tradimento si scopre autodeterminazione: Bisan e Sarah sono la Palestina nella polisemia di “Q-R-R” che racchiude in sé anche il significato di “soluzione duratura”: e l’unica soluzione “dove nulla è possibile” è riconoscere che i privilegi degli uni sono costruiti a scapito dei diritti degli altri e mantenuti da e in uno Stato di paranoia costante.

SCHEDA TECNICA

Regia: Muayad Alayan

Sceneggiatura: Rami  Musa Alayan

Cast:  Adeeb Safadi  (Saleem), Sivane Kretchner  (Sarah), Massa Abd Elhadi (Bisan), Ishai Golan (David),  Hanan Al Hillo (Maryam)

Fotografia: Sebastian Bock

Musica: Frank Gelat, Charlie Rishmawi, Tareq Abu Salameh

Durata: 127’

Anno: 2018

Lingue: Arabo, Ebraico, Inglese

Produzione: Palestina-Messico-Olanda-Germania

Distribuzione italiana: Satine Film

Premi vinti: premio del pubblico e premio speciale della giuria per la sceneggiatura al Festival di Rotterdam

In sala dal 24 aprile 2019

 

 
 

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