Oct 19, 2018 Last Updated 10:33 AM, Sep 19, 2018

AMÉRICA: ¡QUE VIVA MEXICO!

Categoria: 54a MOSTRA 2018
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sedia

Grazie a Dio, viviamo in Messico,
un paese corrotto
dove ai giudici piacciono i soldi!

Chase Whiteside e Erick Stoll, due documentaristi appena usciti dalla Wright State University di Dayton, sono andati a Puerto Vallarta con l’idea di fare un film sui turisti americani in Messico, e lì hanno fatto amicizia con Diego, che si esibiva nei locali notturni sui trampoli ballando su “Staying alive” vestito e truccato come Elvis Presley.
Così quando América, la nonna ultranovantenne, cade dal letto ed il padre Luis, quasi settantenne, viene incarcerato per negligenza, Diego si trova costretto a tornare a Colima e i due registi decidono di andare con lui, già conquistati da América, ancor prima di conoscerla. Ne seguono le vicende per più di tre anni in un grande ritratto familiare, che parte dalle riprese dall’alto di un corpo fragile e “fragilizzato” immobile a letto tra le coperte, per poi spaziare ai dettagli sulle mani e sulle vite intrecciate, sino agli aneddoti di vita quotidiana e alla questione di fondo: lei è ormai “solo” istinti e funzioni corporee o c’è “ancora” dell’altro? Quale è la realtà di América e come ci si può rapportare?

Qui il trailer del film: https://vimeo.com/263269817


Quasi tutto girato all’interno della casa, con la macchina da presa che indugia sui ritratti di Zapata e Frida Khalo e sui mille dettagli colorati che rappresentano una vita intera, è costruito attorno a un'irresistibile matriarca che invecchia e continua a invecchiare sempre più e sempre più rapidamente ma riesce a intrecciare diversi piani narrativi che ne costituiscono i punti di forza al di là dell’empatia immediata con la famiglia Serrano.
Emergono così i legami fra i tre fratelli -Diego, Bruno e Rodrigo- spesso in disaccordo e a volte frustrati da responsabilità a cui vorrebbero sottrarsi (significative le scene in cui i tre sono uno sulle spalle dell’altro in una “colonna circense” prima che saltino i rapporti nelle minuzie della routine: chi fa cosa, chi porta i soldi a casa…); la relazione con América e soprattutto come gestire la sua confusione e le sue fragilità che si tramutano in un senso di continua meraviglia che spinge la famiglia a riunirsi; la quotidianità del nucleo familiare (comprese le operazioni di doccia e clistere che vengono affrontati con tenerezza e senza troppi filtri) all’interno però di uno sguardo più ampio sulle macrodinamiche in cui è inserita la vicenda. Si punta lo sguardo contro l’odissea giudiziaria vissuta dal padre (con i fratelli alla ricerca spasmodica di contatti con gli avvocati e con i rappresentanti istituzionali…fino alla soluzione della bustarella!) che si lega alla denuncia nei confronti di un sistema sanitario che abbandona gli anziani senza fornire alcun tipo di assistenza né medica né contributiva… e pure i poliziotti nell’unica scena polverosa ed insieme soleggiata in cui América viene portata al parco a fare qualche passo appoggiandosi alla sedia a rotelle si avvicinano dapprima incuriositi e poi minacciosi.

americalocandina
E proprio qui emerge la vena militante di Whiteside e Stoll che hanno iniziato la loro collaborazione realizzando cortometraggi attivisti sotto l'etichetta “New Left Media” e postandoli su Internet (in particolare hanno coperto l’opposizione alla riforma della sanità proposta da Obama e approvata nel 2009) mentre il loro ultimo corto è incentrato su Ricardo Aca, un immigrato irregolare che lavora in un hotel di Donald Trump.
Una sotterranea vena malinconica che viene mitigata da un profondo senso di rispetto ed amore incondizionato tra le diverse generazioni che permette a Rodrigo di andarsene via, a Bruno e Diego di accettare di non essere più in grado di accudirla da soli e di portarla da altri parenti mentre ancora una volta América li rassicura canticchiando la canzone che sta trasmettendo la radio.
E lo schermo improvvisamente nero vela e svela la scena di chiusura sulle stesse note come omaggio finale a tutte le madri.

 
 

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